Teatro

Periodo di Costruzione
Aprile - Luglio 2006

Numero Pezzi
22500

Autore
Gaetano "Aetan" Notaro

L’idea: Gli edifici di particolare destinazione, come teatri, biblioteche o musei, mi hanno sempre affascinato, la decisione di riproporne uno di Lego è stata una sfida che ho intrapreso volentieri.

La prima vera idea è nata, in maniera molto vaga, al Parco Legoland di Gunzburg, dove, nel negozio che vende i brick a peso, rimuginavo su come potevo utilizzare i vari pezzi che stavo prendendo…o saccheggiando visto la quantità spropositata che ne ho portato via :-). Tra i vari colori mi ha attirato subito il Sand Green, introdotto negli anni precedenti, da Lego, con la serie Harry Potter. Come già visto nei set originali, il colore si prestava benissimo per riprodurre i tetti di vecchie strutture tardo medievali o Gotiche, richiamando le coperture in piombo dei tetti degli edifici reali, che a causa dell’ossidazione diventarono appunto verde chiaro opaco. L’idea del teatro con il tetto Sand Green, quindi, prendeva lentamente forma, in fase costruttiva però tale scelta è stata abbandonata, purtroppo, a causa dell’enorme quantità di pezzi richiesti. La scelta è ricaduta su di un canonico Red. Il progetto doveva integrarsi con il plastico cittadino che, con il gruppo di ItLug, si era deciso di esporre a Ballabio 2006. Il plastico aveva la peculiarità di avere davanti agli edifici non le classiche strade fatte con le Baseplate già stampate da Lego, ma strade costruite con brick Dark Bluish Gray, soluzione di effetto e, non nascondo, gratificante da realizzare. Il plastico doveva avere delle misure prestabilite, quindi avevo il vincolo della profondità ma non quello della larghezza ed in totale copriva 3 basi per 4 di profondità. Ogni base misura 32 per 32 Stud. La costruzione: Costruire un edificio, più o meno elaborato e fantasioso, è un’ impresa non da poco. Se si vuole farlo bene, con particolari e soluzioni che simulino il più possibile la realtà ed, oltre a ciò, si decide di riprodurne anche l’interno, lo studio si complica e il divertimento, almeno per me, aumenta. Volevo che il mio teatro fosse il più realistico possibile da un punto di vista architettonico ma ero limitato dalla disponibilità non infinita (purtroppo) di pezzi. Per l’esterno ho optato per dei colori sobri, il Light Gray per la struttura, come se fosse di pietra chiara, e per i decori, mentre il Tan come colore di fondo, simulando l’utilizzo di un altro tipo pietra,  predominava nelle pareti come se fosse un fondo intonacato.   Per il tetto ho scelto il rosso. L’ interno lo volevo più vicino possibile alla realtà, con una platea leggermente discendente verso il palcoscenico, lo spazio tra questi due riservato all’orchestra, e delle file di palchi che, a ferro di cavallo, circondassero il tutto come nei teatri veri. Tutto ciò si doveva sposare con una soluzione efficace che permettesse di “aprire” il teatro, per osservarne gli interni, ma che una volta “chiuso” non facesse notare molto la presenza di questa parte removibile. La mia scelta è stata quella di rendere la parte anteriore, che esternamente comprendeva il portone di ingresso e le due colonne ai lati, asportabile in un unico blocco, con il quale veniva rimossa anche la parte curva dei palchi. Da un punto di vista costruttivo ho proceduto parallelamente con la parte esterna e la parte interna dei palchi come se fossero due edifici distinti, uno contenente l’altro, collegati solo da qualche Brick lungo per rendere meno debole la parete esterna. Quando poi i lavori erano già a buon punto ho cominciato a studiare come sistemare al meglio il palcoscenico e la parte posteriore dell’edificio. Sul lato destro ho inserito un ideale cortile interno, lastricato a scacchi, che servisse sia da riempimento che a rendere la forma del teatro meno austera, rischiavo, altrimenti, di ottenere un risultato troppo omogeneo, un effetto scatolone viste le dimensioni non tanto modeste. Il cortile era circondato da un muretto di cinta che chiude idealmente lo spazio di tutta la struttura. Per variare un po’ le forme e creare un contrasto, ho inserito sotto il muretto un’aiuola fiorita con, nella parte, più lontana dall’osservatore un albero di grandi dimensioni, volutamente imponente per rendere l’idea di un edificio grande e bilanciare l’insieme.   Altre caratteristiche della parte esterna sono le colonne molto grandi sul davanti che ricordano un tempio greco, sormontate da un frontone triangolare, con all’interno un xxx decorato con statue e dettagli idealmente a bassorilievo. Questo dettaglio ricorda molti edifici dello stesso tipo realmente esistenti. Altri motivi, molto elaborati e volutamente esagerati, contornano le finestre sui fianchi. La cosa più divertente, ed anche più impegnativa, è stata trovare il giusto equilibrio per i colori interni, molto accesi per dare l’idea di sontuoso e di elaborato, come nei veri teatri. Fonte di inspirazione è stato sicuramente il teatro di Enna, piccolo, ma ben rifinito e molto antico, al cui interno, trovano posto splendidi stucchi e affreschi che decorano il tetto e i vari palchetti, il tutto impreziosito dal velluto rosso presente sui corrimano e nella tappezzeria delle poltrone e, ovviamente, nel grande sipario bordato con finiture color oro.

Per ricreare questo ambiente nel migliore dei modi ho usato molti colori quali il Sand Blue e il Sand Green per i pannelli del fascione sotto il tetto e anche sul davanti dei palchetti. Il Yellow mi è piaciuto per impreziosire tutta la trama dell’intonaco che incornicia i palchetti stessi, richiamando il color oro utilizzato nei teatri più fastosi e il Brown per le strutture delle poltrone e le sedie. Immancabile il Dark Red che simula in maniera perfetta il velluto rosso, usato anche per il sipario aperto che si intravede sui lati del palcoscenico. Il colore che fa da base a tutti gli altri resta comunque il bianco. Il palcoscenico lo volevo animato da una rappresentazione che desse colore e nello stesso tempo ricreasse qualcosa di realmente esistente, così ho optato per una scena dal musical “My Fair Lady”, che ho avuto modo di vedere proprio in teatro e che mi ha piacevolmente colpito. La scena rappresenta il soggiorno-studio del protagonista principale, il Prof Higgins, in compagnia dell’adorabile “Lady” del titolo, Elisa Doolittle, e l’amico del padrone di casa il colonnello Pickering. La parte più scomoda da sistemare è stata quella sovrastante la scena. Dal punto di osservazione si vedeva la parete posteriore del teatro, inserendo Brick trasparenti di vari colori ho ottenuto molteplici risultati: veniva spezzata, con altri colori, l’uniformità della scena, ma in maniera molto sobria. Si creava una piccola fonte di luce naturale per creare un effetto ottico gradevole e per ultimo il vantaggio di avere la copertura di un “buco” altrimenti antiestetico. Non inserire e riprodurre dei dettagli è, a mio avviso, lasciare l’opera a metà, quindi non ho lesinato nella sistemazione dei lampioncini interni, nella passatoia rossa attorno alla platea, nelle tende Dark Purple che separano i corridoi dalla platea stessa, nei decori in “stucco bianco” posti a girare su tutto il tetto, nell’orchestra con i vari strumenti e ovviamente negli spettatori!!! A sormontare la platea non poteva mancare la cupola, che purtroppo, a causa della scala non potevo decorare con figure od altri designi. Ho per cui optato per un colore uniforme, il White, bordato in basso da un cerchio Yellow. La peculiarità della cupola è che ho costruito la parte esterna direttamente con i pezzi rossi del tetto, e l’interno direttamente dentro la parte già finita, ma con gli Stud rivolti al contrario! Non mi piaceva infatti l’effetto che davano i Brick guardati da sotto. A completamento del teatro ho costruito il tetto, composto da due blocchi laterali fissi, che coprono ed uniscono i muri perimetrali con quelli delle gallerie e dei palchetti, un blocco fatto dalla sola cupola e il blocco posto sopra il palcoscenico. La parte di tetto sul frontale removibile, una volta posato, si uniformava a tutto il resto dando un senso di omogeneità. Altri piccoli dettagli sono i lampioni sulla strada di fronte all’ingresso principale e il cartellone con le informazioni sull’opera che è in rappresentazione.  

Conclusioni: Posso dire di essere molto soddisfatto del risultato, era la mia prima opera di queste dimensioni e complessità, devo dire che mi sono davvero divertito un mondo a costruirla. L’unica pecca, dettata dall’inesperienza, è stato il voler costruire tutto in un unico grosso blocco, che a parte la sezione anteriore, la cupola e la parte di tetto superiore, non si poteva spostare se non tutto insieme, richiedendo l’aiuto di almeno un’altra persona visto il considerevole peso. Proprio le dimensioni e la poca maneggevolezza mi hanno portato a smontare tutto un volta tornato da Ballabio. Alcuni lo troveranno folle ma la bellezza di poter costruire con i Lego tutto quello che si vuole e con gli stessi pezzi dare forma a cose sempre nuove è la parte più divertente!

Contro recensione di Irene:….la cosa più bella è stata smontare ogni singolo pezzo di quel teatro….certo è stata pure la più drammatica perché ? Perché il mio carissimo piccolo genio creatore del teatro e di altro ancora purtroppo per me (mi toglie tempo), ha deciso di contare ogni singolo mattoncino ma che dico ogni pezzo….ed erano vi assicuro più di 22mila, con esattezza lo sa lui io so soltanto che dovevo contare contare contare e riordinare pezzo per pezzo nel suo cassettino……  

Gaetano “Aetan” Notaro e Iere “LaIrene” Milano

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